Enzo Bonventre

ATLANTIDE, LA “DIASPORA” MINOICA EI FEACI DELL’ODISSEA
intervento di Enzo Bonventre

Nel 1882, Ignatius Donnelly avanzò l’importante ipotesi che la Feacia (o Scheria) dell’Odis-
sea sia stata un ricordo dell’Atlantide, e tale ipotesi è stata ripresa dal Drerup al principio del

secolo.

La leggenda egiziana dell’Atlantide viene raccontata ancora come se fosse una fiaba lungo la
costa dell’Atlantico, da Gibilterra alle Ebridi e tra gli Yoruba dell’Africa Occidentale. Tale
leggenda, sostiene Robert Graves, risale al terzo millennio a. C.

Le ricerche oceanografiche hanno dimostrato che la scogliera atlantica sommersa, la quale va
dall’Islanda alle Azzorre e poi piega a Sud-Est, è rimasta sotto acqua per almeno sessanta
milioni di anni. Intorno al 1190 a.C. l’Egitto fu attaccato da una coalizione di “Popoli del
Mare”, “settentrionali di tutti i paesi”, o Atlantidei. discesi in massa lungo la costa palestinese.
Essi furono battuti duramente dalla fiotta di Ramsete III. che commemorò la sua vittoria sulle
mura del suo tempio a Medinet Ilabu.

La grande, misteriosa leggenda d’una terra d’Atlantide al centro del mondo mediterraneo, è
stata di recente riproposta da J. V. Luce che fa coincidere la distruzione vulcanica dell’isola di
Thera (Santorino) nel quindicesimo secolo a.C. con la distruzione d’Atlantide che Platone
avrebbe narrato al mondo undici secoli più tardi. Venne distrutta la stessa madrepatria minoi-
ca. La prima conseguenza politica del cataclisma, che causò un massiccio spostamento verso
occidente della popolazione superstite, fu l’occupazione di Cnosso da parte di una dinastia di
lingua greca. Il ricordo di una delle conseguenze dell’eruzione di Thera ci è stato lasciato da
Apollonio Rodio quando descrive il ritorno in patria degli Argonauti:

“E allora all’improvviso, mentre percorrevano veloci le grandi profondità del mar cretese, li
terrorizzò la notte, la notte cui dettero il nome di “mantello di tenebra”. Nè stelle nè lume di
luna potevano trapassare la morbale oscurità: Era come se un nero caos scendesse dal cielo o
tenebre di altra natura sorgessero dai più remoti recessi della terra. Nè essi più sapevano se
stessero viaggiando sulle acque o nell’Ade. Impotenti affidarono al mare la salvezza del
ritorno, che li portasse fuori di là. Invocato da Giasone, Apollo guidò coi bagliori del suo arco
gli Argonauti fino ad Anaphi dove rividero la luce del sole e sacrificarono al dio.

La rappresentazione dei lieti ed intraprendenti Feaci. che abitano in un’isola ai confini del
mare, può essere debitrice di antiche memorie della vita nella Creta minoica. Non solo la
descrizione dei giardini di Alcinoo, ma la stessa passione dei Feaci per la danza, il loro amore
per i bagni caldi ed i comodi letti, sono particolari che danno valore a questa ipotesi. Ipotesi
che viene avvalorata anche dalla loro spiccata attitudine alla navigazione, dalla loro esperien-
za nel trasportare velocemente e confortevolmente merci e passeggeri fino alle più lontane
destinazioni.

Secondo un’antica tradizione focese, accennata nei versi 321-326 del libro VII dell’Odissea.
Alcinoo narrò a Odisseo che i progenitori dei Feaci di Scheria portarono all’isola di Eubea
con una loro veloce nave, in un solo giorno di navigazione, Radamanto il quale voleva
andarvi per vedere Tizio figlio della Terra. L’antico oracolo trasmesso ad Alcinoo dal padre,
secondo il quale un giorno Poseidone avrebbe ricoperto con una montagna la città dei Feaci è
forse una spiegazione escogitata dai Greci subito dopo la devastazione vulcanica a Thera. Col
riporre una eccessiva fiducia nella loro capacità di navigatori i Minoici avevano offeso la loro
divinità marina.

Nausitoo, il cui nome significa “nave veloce” era figlio di Poseidone e di Peribea. La sua
paternità posidenea e la sua maternità peribeana potrebbe anche significare che una migrazio-
ne colonizzatrice di Egei e di Cretesi del fiorente periodo Amenhotep III e di Minosse II sia
andata ad 1 perca verso gli inizi del secolo XIV. e ci sia rimasta per circa un secolo, e che poi i
suoi discendenti siano passati a Selleria.

Se si ammette clic la Iperea spaziosa dei Feaci corrisponda alia Sardegna scttcndrionale viene
a chiamarsi, secondo il Baglio, un importante particolare etnografico: l’abbondanza di argento
e di oro a Selleria nella casa del re Alcinoo, abbondanza clic dovette avere la sua tonte nelle
miniere e nelle fonderie metallurgiche della Sardegna

Proprio eome Scherin. la città di Trapani era fino al 1812 un’isola perché i bassifondi melinosi
dietro il vecchio gassometro e ¡1 “cliiancato” di via G. B bardella vevivano di frequente
inondati dal mare che da Tramontana si con e ¡ungeva con le acque del porto,

A indicare una priorità cronologica dei ”1 aiki” dell’Egeo su altri popoli venuti per le vie del
mare nella Sardegna scttendrionale potrà magari addursi l’avverbio ITpcO del verso
56 del libro VII dell’Odissea.

Tale priorità è confermato pure dalle tavolette di argilla con grafia denominato “scrittura
minoica liniare B”

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